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droga

 

GHISLARENGO 29-07-2020 Arrivavano clienti da Vercelli,

 

Novara e Biella per rifornirsi nei boschi di Ghislarengo. Nell’arco di un anno la polizia di Stato ha fermato ben due gruppi di spacciatori, in totale cinque le persone arrestate, tutte di origine nordafricana. Dopo un primo gruppo di tre magrebini arrestati, altri due avevano preso il loro posto. L’operazione “Aquila Nera” ha permesso di sequestrare 600 grammi di eroina, 300 di hashish e 100 di cocaina cheavrebbero fruttato almeno 50mila euro.
L’attività investigativa era iniziata nel mese di agosto 2019 quando la squadra mobile era venuta a conoscenza di un fiorente mercato di spaccio di sostanze stupefacenti posto in essere da cittadini di etnia magrebina nelle zone boschive dei comuni vercellesi e nelle adiacenze della sponda destra del fiume Sesia.  Durante una prima indagine gli agenti si erano imbattuti nei pusher che accortisi delle forze dell’ordine si erano dati alla fuga lasciando sul posto 300 grammi di hashish, 50 grammi di cocaina, 50 grammi di eroina oltre al materiale per il confezionamento delle sostanze stupefacenti e la somma di euro 400, provento dell’attività illecita. Inoltre, venivano identificati sul posto alcuni acquirenti, noti tossicodipendenti, i quali fornivano notizie più o meno dettagliate sui loro fornitori, oltre che una loro descrizione.
L’indagine è proseguita e si è scoperto che le cessioni di droga venivano effettuate a favore di tossicodipendenti provenienti dalle province di Vercelli, Biella, Novara e Verbania, con notevoli incassi quotidiani. La questura ha poi proceduto agli arresti: prima di un 27enne marocchino che era intento nel portare la droga nel bosco, poi a novembre anche gli altri due componenti della banda sono stati arrestati mentre erano a bordo di un auto piena di droga. Nel loro alloggio di Vigevano dove vivevano sono stati  rinvenuti e sequestrati circa 5.000 euro provento dell’attività di spaccio.  Tutti e tre sono finiti in custodia cautelare in carcere, grazie ai numerosissimi elementi di reità raccolti durante le indagini.
Si pensava a questo punto che i boschi tra Ghislarengo e Arborio fossero puliti dagli spacciatori, ma così non era. Nei pressi del ponte sul fiume Sesia avevano ripreso ad operare due spacciatori di etnia magrebina. Altra operazione antidroga con tanto di inseguimento nei boschi. 

 

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