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TORINO - 08-01-2020 -Con un ordine del

giorno approvato al termine della seduta di ieri, 7 gennaio, il Consiglio regionale ha riconosciuto che il Piemonte si trova in una situazione di emergenza occupazionale e salariale e chiede pertanto una serie di iniziative concrete che hanno bisogno del sostegno dello Stato, come il rifinanziamento in deroga della cassa integrazione e 150 milioni di euro per le aree colpite dalle crisi industriali, come era stato annunciato dal premier Giuseppe Conte in una sua visita in regione.


La riunione era stata aperta dal presidente Alberto Cirio ricordando che “abbiamo deciso di convocare un Consiglio regionale speciale dedicato alle crisi industriali e al lavoro perché 5.000 posti a rischio ci fanno parlare di calamità occupazionale. E’ un tema dal quale non possiamo sottrarci, ma affrontare invece in tutta la sua gravità e drammaticità ed avere le idee ben chiare della situazione che affronteremo nel 2020”. Secondo Cirio, il Governo deve fare la sua parte: “Oggi sono disponibili solo i 30 milioni stanziati dalla Regione Piemonte. Ho chiesto a Conte una comunicazione ufficiale di quanto lo Stato può stanziare dei 150 milioni previsti all’inizio per Torino e poi estesi a tutta Italia. Vorremmo sapere quale quota ci sarà destinata, in quanto da essa dipende anche la nostra programmazione europea. Altrimenti si rischia di non partire in modo concreto”.


L’assessore al Lavoro, Elena Chiorino, ha poi svolto una lunga relazione sulla situazione occupazionale del Piemonte, dalla quale si evince che il quadro Istat del trimestre luglio-settembre 2019 appare decisamente critico in Piemonte, con un calo degli occupati di 17.000 unità, concentrati nell'industria manifatturiera (-25.000), che dopo un brillante inizio d'anno già nel secondo trimestre risultava in flessione, mentre resta sostanzialmente stagnante la situazione nei servizi (+2.000 unità) e solo l'agricoltura mostra una dinamica positiva apprezzabile (+4.000 dipendenti). La diminuzione interessa esclusivamente il lavoro alle dipendenze (-34.000 occupati), mentre cresce di 16.000 unità la componente autonoma, trainata dai servizi non commerciali.


Sono circa 50 le imprese che fruiscono della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale, riorganizzazione e cessazione di attività, per un complesso di circa 2500 addetti, prevalentemente nei settori metalmeccanico e dell’editoria, e si evidenziano ben 20 imprese in cassa integrazione per cessazione di attività (800 le persone interessate). A queste si affiancano 75 imprese che attuano la cigs per contratti di solidarietà. Si prevede nel 2020 un ulteriore aggravamento della situazione.

 

 

 

 

 

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